CONSIDERAZIONI A MARGINE DELLE PRIMARIE DEL PD

Oggi, gli elettori e le elettrici del PD, e si spera soltanto loro e non “estranei” interessati ad alternarne il risultato, saranno chiamati a scegliere chi guiderà nei prossimi anni (1,2,3….chi può dirlo) il loro partito di riferimento.

Pur non occupandomi più di politica a tempo pieno da diverso tempo, come tutti malati di questo virus non ho potuto e voluto fare a meno di seguire da vicino lo svolgimento del dibattito intorno ai principali protagonisti che hanno caratterizzato questa lunga campagna elettorale.
Avevo scritto un pistolotto che poi ho ritenuto più opportuno tenere per me per la sua eccessiva lunghezza non corrispondente ai canoni dei social. Quindi mi limiterò a due domande a due delle diverse categorie di militanti, dirigenti ed elettori della giornata di oggi.

La prima è rivolta a quanti aderirono al Pd sin dalla sua nascita, provenendo dai Democratici di Sinistra e dalla Margherita, e che in queste settimane hanno inneggiato ed evocato nei loro post, tweet e whatsapp un Pd finalmente e veramente di sinistra. La domanda è: perché vi impegnaste accanitamente a far cadere l’aggettivo/sostantivo “di Sinistra” dal prefisso “Democratici”? Di questo ne faceste una bandiera identitaria. Abbracciaste incondizionatamente il Manifesto del Lingotto e via via avete, chi più e chi meno, ironizzato e combattuto tutto ciò che cercava di nascere alla vostra…sinistra. Il ripensamento è lecito, ma può essere anche sospetto, ancor più se non accompagnato da una riflessione autocritica. Di uomini e donne buone per ogni stagione non se ne può più.

La seconda domanda è per quanti oggi proveranno ad andare all’assalto del fortino PD, dopo essersene allontanati o mai avvicinati, per farlo diventare un partito “autenticamente” di sinistra. Una sorta di OPA, di scalata ad un partito già esistente per piegarne la mission ai propri desiderata. Eh si, perché il PD, per sua natura, per suo atto di nascita (il Lingotto appunto), non è nato per essere un partito “di sinistra”. Questo è stato l’equivoco perdurato per anni e alimentato anche dai suoi stessi fondatori per ostacolare e indebolire ogni “concorrenza” esterna. La legittima aspirazione del PD è sempre stata un’altra: quella di essere un partito genericamente progressista per essere interclassista (si sarebbe detto un tempo), per raccogliere un consenso trasversale. Se ci sia riuscito o meno è un altro discorso e questo attiene anche alla sua capacità di produrre cultura politica.

La domanda rivolta a questa seconda tipologia di elettori allora è: perché siete stati in tutti questi anni accasati nel vostro risentimento astioso dell’astensionismo e dell’inazione politica e non vi siete invece impegnati a sufficienza, con lo stesso slancio che oggi vi distingue in questo tentativo di OPA, per far nascere un’alternativa credibile alla sinistra del Partito Democratico? (Per intenderci, non parlo di quei simulacri oggi esistenti, esiti deludenti di troppi errori). Troppo faticoso? Più faticoso di una semplice espressione nell’urna delle primarie di un altro partito?

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